Grand era la Las Vegas dell'antica Roma: trovati mille dadi, il ministero approva il progetto Grand Vegas
Prevista un'insegna al neon sulle rovine e un tavolo da gioco negli scavi per finanziare la ricerca. Tour operator pronti con pacchetti in domus-resort
Nelle recenti campagne di scavo nel sito gallo-romano di Grand, nei Vosgi, gli archeologi hanno recuperato oltre mille dadi in osso. Per la direzione scientifica non ci sono dubbi: non un santuario, ma il primo casinò documentato della storia.
«La concentrazione di dadi, monete di bronzo e canalizzazioni idriche non lascia spazio ad altre letture», si legge nella relazione preliminare. «L'edificio era una sala da gioco a tutti gli effetti, con servizi accessori».
Il ministero della Cultura francese ha approvato in via transitoria il progetto Grand Vegas, che prevede un insegna al neon montata direttamente sulle fondamenta della basilica e un percorso di visita con gettoni in osso riciclato.
«I romani venivano qui per giocare, non per pregare. Il santuario di Apollo Granno era l'area relax, il casinò era il core business», ha dichiarato il funzionario incaricato del dossier. «Non capisco lo scandalo».
La Società degli storici antichi ha presentato ricorso, sostenendo che i dadi servivano per la divinazione e non per il blackjack. Il ministero ha risposto istituendo un tavolo da gioco permanente all'interno dell'area archeologica: gli incassi saranno destinati, compatibilmente con le risorse disponibili, al finanziamento degli scavi.
I tour operator hanno lanciato il pacchetto Roulette romana, con pernottamento in una domus trasformata in resort e colazione a base di moretum. Il primo gruppo è atteso per il ponte di Ognissanti; le prenotazioni sono in corso di consolidamento.
I dadi recuperati sono in condizioni eccellenti.
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