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Woody Allen dichiara l'emergenza mondiale e riapre il set: "Solo undici ciak possono salvare l'Occidente"

Parla il coordinatore della produzione: "La troupe ha firmato un modulo di consenso alla crisi. Chi si distrae viene ricollocato in un documentario sulla resilienza"

Tosca Musti · 2 ottobre 2026

Woody Allen dichiara l'emergenza mondiale e riapre il set: "Solo undici ciak possono salvare l'Occidente"

Woody Allen ha annunciato che il mondo attraversa una fase molto critica e che, per questo, deve tornare a girare a Madrid. Ne abbiamo parlato con Ignacio Bellver, coordinatore della produzione del film numero cinquantuno.

"Il regista ha spiegato che il set è l'ultimo presidio di civiltà rimasto in piedi. Undici ciak al giorno, non uno di più: sono la dose minima di senso raccomandata dall'OMS."

Le accuse e il caso #MeToo come si collocano in questa lettura?

"Sono sintomi della crisi generale. Il regista lo ha detto chiaramente: non sono problemi suoi, sono problemi del mondo che gli sono capitati addosso. Il film sarà un documentario sulla decadenza occidentale, con romance, intrigo e infedeltà."

E la troupe come partecipa a questa diagnosi?

"Ogni ciak è una seduta di terapia collettiva obbligatoria. Il modulo di consenso alla crisi è stato distribuito all'inizio delle riprese e firmato da tutti. Chi si distrae viene ricollocato in un documentario sulla resilienza."

Il film ha avuto un'accoglienza singolare.

"Nessuno lo ha visto, ma tutti dichiarano di averlo capito profondamente. È il nostro miglior risultato di sempre. Il regista ha già annunciato il sequel: 'La crisi del sequel'."

Alcuni critici hanno chiesto se il nuovo capitolo sarà ancora una volta un documentario sulla decadenza occidentale.

"Il regista dice che la crisi non è finita, quindi sì."

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