Woody Allen dichiara l'emergenza mondiale e riapre il set: "Solo undici ciak possono salvare l'Occidente"
Parla il coordinatore della produzione: "La troupe ha firmato un modulo di consenso alla crisi. Chi si distrae viene ricollocato in un documentario sulla resilienza"
Woody Allen ha annunciato che il mondo attraversa una fase molto critica e che, per questo, deve tornare a girare a Madrid. Ne abbiamo parlato con Ignacio Bellver, coordinatore della produzione del film numero cinquantuno.
"Il regista ha spiegato che il set è l'ultimo presidio di civiltà rimasto in piedi. Undici ciak al giorno, non uno di più: sono la dose minima di senso raccomandata dall'OMS."
Le accuse e il caso #MeToo come si collocano in questa lettura?
"Sono sintomi della crisi generale. Il regista lo ha detto chiaramente: non sono problemi suoi, sono problemi del mondo che gli sono capitati addosso. Il film sarà un documentario sulla decadenza occidentale, con romance, intrigo e infedeltà."
E la troupe come partecipa a questa diagnosi?
"Ogni ciak è una seduta di terapia collettiva obbligatoria. Il modulo di consenso alla crisi è stato distribuito all'inizio delle riprese e firmato da tutti. Chi si distrae viene ricollocato in un documentario sulla resilienza."
Il film ha avuto un'accoglienza singolare.
"Nessuno lo ha visto, ma tutti dichiarano di averlo capito profondamente. È il nostro miglior risultato di sempre. Il regista ha già annunciato il sequel: 'La crisi del sequel'."
Alcuni critici hanno chiesto se il nuovo capitolo sarà ancora una volta un documentario sulla decadenza occidentale.
"Il regista dice che la crisi non è finita, quindi sì."
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